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Editoriale

Una casa a misura di chi la vive

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Quando entro in una casa per la prima volta, la domanda che conta è sempre la stessa: come ci si sentirà a viverci? Alvar Aalto se la faceva per ogni stanza: dove cade la luce sul letto, che rumore fa l'acqua nel lavabo, quanto è caldo al tatto il bracciolo di una poltrona. Per lui la casa era un organismo per vivere, prima ancora che una macchina per abitare.

Pavia, in quegli stessi anni, cercava la stessa cosa a modo suo. Fra il 1898 e il 1918 cadevano le mura spagnole e la città usciva verso aria, alberi e spazio, mentre sulle facciate comparivano foglie in ferro battuto: un Liberty arrivato in punta di piedi, da scoprire alzando gli occhi. Nel 1912 Alfredo Devoti finiva il suo palazzo davanti al Castello, con appartamenti diversi uno dall'altro, affacci su due viali e la luce che entra da più lati.

La misura umana vale anche in trenta metri quadri. Un monolocale ben organizzato tiene libero il centro della stanza, porta la scrivania sotto la finestra e lascia respirare chi lo abita. È la stessa cura che si legge nel centro di Pavia, la città che mille anni fa salutava i viaggiatori come una «Roma seconda» e che ancora oggi segue, con le sue vie, il reticolo dell'antica Ticinum.

Ogni casa ha una storia e un suo modo di farsi vivere. La prossima volta che ne visiti una, fermati un minuto in silenzio, guarda dove entra il sole e immagina lì la tua poltrona preferita: è il modo più semplice per capire se è quella giusta. E se vuoi guardarla insieme a noi, scrivici a info@abito.pro.

Dario Viola — ABITO, Pavia

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