Cultura e Attualità
Macchina per abitare o organismo per vivere? Quello che Alvar Aalto insegna a chi cerca casa
di Dario Viola ·
Le Corbusier vedeva la casa come una macchina per abitare, Alvar Aalto come un organismo per vivere. Il ritratto di Sette, e la sua lezione.
Sfogliando il numero speciale di «Sette», il settimanale del Corriere della Sera, il primo ritratto che ho incontrato era quello di Alvar Aalto (1898–1976). Lo firma Pier Luigi Vercesi, e il titolo dice già tutto: «L'architetto che rimise l'uomo al centro». Ve lo racconto, perché parla di case più di quanto sembri.
Due modi di fare architettura
Vercesi parte da una distinzione: ci sono architetti che progettano città da contemplare e altri che immaginano mondi da abitare. Aalto, senza disprezzare i primi, è il modello dei secondi. Nato nel 1898 a Kuortane, in Finlandia, comincia a lavorare negli anni Venti del Novecento, mentre l'architettura vive una delle sue stagioni più radicali: i Moderni hanno dichiarato guerra al Liberty, ai revival storici e alle convenzioni borghesi.
Le Corbusier proclama che la casa è una «macchina per abitare», Walter Gropius e il Bauhaus sognano l'unione tra industria, arte e produzione in serie, Ludwig Mies van der Rohe spinge vetro e acciaio verso una purezza quasi assoluta. Aalto sente che in questa corsa verso il futuro qualcosa zoppica, e alla fine capisce che cosa: manca l'uomo. Così, scrive Vercesi, la sua «macchina per abitare» diventa un «organismo per vivere».
Paimio: la casa che cura
Già nel sanatorio di Paimio e nella biblioteca di Viipuri Aalto allarga il razionalismo a considerazioni psicologiche e sensoriali: lavora sulla luce, sul colore, sull'acustica e soprattutto sui materiali. Si chiede con insistenza che cosa veda una persona entrando in una stanza, che sensazione le dia una parete, come cada la luce su un letto, che rumore faccia l'acqua nel lavabo, quale temperatura abbia al tatto il bracciolo di una poltrona. Nel sanatorio anche i mobili diventano parte della cura.
Nasce così la poltrona Paimio, con seduta e schienale curvati e un'inclinazione pensata per il respiro dei malati. Aalto sceglie la betulla al posto del tubolare metallico caro ai modernisti, perché il legno è più naturale e meno freddo da toccare.
Alvar e Aino, e Villa Mairea
Secondo Vercesi, Alvar forse non sarebbe entrato nel mito senza Aino, architetta e designer, che sposa nel 1924. Vivono e lavorano in simbiosi fino al 1949, quando Aino muore. Le loro intuizioni trovano una sintesi quasi perfetta in Villa Mairea, costruita fra il 1938 e il 1939 a Noormarkku per Harry e Maire Gullichsen, dove Aalto mescola razionalismo, tradizione finlandese, richiami all'architettura giapponese, arte contemporanea e natura.

Il soggiorno di Villa Mairea, a Noormarkku: soffitto a doghe di legno, camino, tende leggere e la luce del bosco (Frans Drewniak, CC BY-SA 2.0).
Una scuola, una biblioteca, un municipio
La loro architettura va ben oltre le ville per committenti facoltosi. Mentre la Finlandia costruisce il proprio stato sociale, le opere di Aalto ne interpretano i valori: una scuola deve comunicare dignità, una biblioteca invitare a entrare, un municipio appartenere ai cittadini, un ospedale prendersi cura delle persone malate. Oggi sembra ovvio, osserva Vercesi; negli anni Trenta era una scelta.
Cinquant'anni dopo la morte, nel 1976, è arrivato il riconoscimento più alto: il 26 luglio 2026 l'UNESCO ha inserito tredici siti legati alla sua opera tra i Patrimoni dell'umanità. È il premio a un'idea semplice e universale, che Alvar e Aino hanno inseguito per tutta la vita, e con cui Vercesi chiude il suo ritratto: quello che aggiungiamo alla natura, dalla città a una sedia, deve servire a rendere migliore il passaggio dell'uomo sulla Terra.
E a Pavia?

Porta Cavour e il viale alberato verso la stazione, in una foto d'epoca di Guglielmo Chiolini (pubblico dominio).
Il 1898, l'anno in cui Aalto nasce, è anche un anno speciale per la nostra città. Come abbiamo raccontato parlando del Liberty a Pavia, nel 1898 apre la circonvallazione esterna, fra il 1898 e il 1918 cadono le mura spagnole e il piano regolatore del 1903 apre, fuori porta Cavour, il grande viale alberato verso la stazione. La città esce dalle mura e cerca aria, alberi e spazio.
Anche le facciate di quegli anni guardano alla natura: in piazza San Pietro in Ciel d'Oro casa Bazzoni, poi Milani, ha balconi in ferro battuto con serti di foglie, e in origine portava una fascia dipinta a ninfee. Sono due strade diverse, un decoro floreale a Pavia e un bosco di pali di legno in Finlandia, con lo stesso desiderio: portare la vita dentro la casa.
Cinque consigli per una casa che respira
Da Aalto possiamo prendere un metodo, prima ancora di uno stile: guardare la casa con gli occhi, le orecchie e le mani di chi ci vivrà. Ecco come lo applichiamo quando accompagniamo qualcuno a scegliere, affittare o ristrutturare casa a Pavia.
- Visita la casa due volte, in due ore diverse. La luce cambia tutto: guarda dove entra il sole al mattino e dove arriva nel pomeriggio, e immagina lì la scrivania, il tavolo, la poltrona preferita.
- Ascolta il silenzio. Chiudi le finestre e resta un minuto senza parlare: serramenti, ascensore, caldaia, vicini. Una casa silenziosa vale ogni giorno, e spesso basta cambiare i serramenti per conquistarla.
- Investi in quello che tocchi. Pavimenti, maniglie, piano della cucina, la sedia su cui passi le serate: in una ristrutturazione sono le cose che senti ogni giorno, e il legno resta il materiale più caldo da toccare.
- Prova i percorsi. Entra con le borse della spesa e cammina fino alla cucina, poi dalla camera al bagno. Uno spazio che respira è uno spazio in cui ci si muove senza pensarci; spesso un mobile spostato o una porta scorrevole valgono più di un metro quadro in più.
- Cerca una finestra sul verde. Un cortile alberato, un balcone con due vasi, il viale sotto casa. E se sei in affitto, la stessa idea si porta con te: piante, tende leggere, una lampada a luce calda e un tappeto bastano a trasformare una stanza in un posto vivo.
Una casa giusta funziona bene, come voleva Le Corbusier, e ci fa vivere bene, come insegnava Aalto. Se stai cercando la tua, o vuoi rendere più viva quella in cui abiti già, scrivici a info@abito.pro: la guardiamo insieme.
Fonte principale: Pier Luigi Vercesi, «L'architetto che rimise l'uomo al centro», «Sette», Corriere della Sera, numero speciale, p. 10. Per l'iscrizione UNESCO: Alvar Aalto Foundation, Aalto Works e UNESCO. Per Pavia: G. Angelini, «La più quieta provincia». Architettura e decorazione Liberty a Pavia, 1903-1914, Boll. Soc. Pavese di Storia Patria, CXVII (2017), pp. 351-398, raccontato nel nostro articolo sul Liberty a Pavia.
Articolo a cura di Dario Viola
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Foto da Wikimedia Commons. Copertina: Alvar Aalto al tavolo da disegno (1945-1950), autore sconosciuto, Museovirasto – Finnish Heritage Agency, Historian kuvakokoelma, licenza CC BY 4.0. Nel testo: il soggiorno di Villa Mairea (2003), Frans Drewniak, licenza CC BY-SA 2.0. Porta Cavour, foto d'epoca di Guglielmo Chiolini, pubblico dominio.
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