Di Antonio Rossi sappiamo pochissimo. Eppure basta passare in corso Mazzini per conoscerlo: una facciata del 1909 posata su un palazzo del Cinquecento, un portale doppio inventato per nascondere un ingresso fuori asse, decorazioni «estrose al limite della bizzarria». È la firma di un ingegnere che voleva insegnare il Liberty a Pavia, e che in parte ci riuscì.
Mi piace pensare che ogni casa abbia una firma, anche quando nessuno la ricorda. In Strada Nuova i commercianti del 1905 firmavano le loro vetrine; davanti al Castello l'ingegner Devoti incise la data del suo palazzo in cima alla facciata. Il Liberty pavese è una collezione di queste firme discrete, da cercare alzando gli occhi.
Le case di oggi portano la firma di chi le abita. Alvar Aalto, l'architetto finlandese che rimise l'uomo al centro, la cercava nelle cose che si toccano ogni giorno: la betulla di una poltrona al posto del metallo freddo, la luce che cade sul letto, il rumore dell'acqua nel lavabo. Sono scelte piccole che fanno sentire una stanza come casa propria, e che chi entra a una visita riconosce subito.
Conoscere la firma della propria casa, chi l'ha costruita e come la si è cambiata nel tempo, aiuta ad amarla di più e a raccontarla meglio, anche il giorno in cui la si vende. Se vuoi scoprire la storia della tua, scrivici a info@abito.pro.
Dario Viola — ABITO, Pavia
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