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Editoriale

Il bello, il solido, il giusto

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Nel 1908 a Pavia una piccola casa per operai fu bocciata «per riguardo all'estetica»: le sue finestre ovali sembravano troppo esotiche. Oggi quella commissione ci fa sorridere, ma la domanda che si poneva resta giusta: come cambia una facciata senza tradire la città? La risposta, oggi, sta in regole chiare, dall'assemblea di condominio alle pratiche in Comune.

L'ingegner Devoti, che con la commissione si scontrò più volte, rispose con tre parole: l'estetico, lo statico, il morale. Il suo palazzo davanti al Castello è ancora lì a dargli ragione. Anche Antonio Rossi dovette mostrare il disegno dell'intera facciata prima di poter cambiare qualche finestra, e da quella fatica è nato un Liberty discreto, fatto di dettagli preziosi.

I dettagli sono ciò che resta. Le vetrine del 1905 in Strada Nuova vivono nei disegni d'archivio; le margherite di cemento di via Indipendenza sono ancora sopra le finestre, per chi sa guardare. Una facciata curata è un regalo a tutta la via, e anche un valore per ogni appartamento del palazzo.

Il bello, il solido, il giusto: è una misura che vale per chi costruisce, per chi ristruttura e per chi compra. Alvar Aalto, che fece della «macchina per abitare» un organismo per vivere, avrebbe aggiunto che tutto ciò che costruiamo, dalla città a una sedia, deve rendere migliore la vita di chi lo userà. Se nel tuo condominio si parla di lavori in facciata e vuoi capire come incidono sul valore della tua casa, scrivici a info@abito.pro.

Dario Viola — ABITO, Pavia

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