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Editoriale

Guardare in alto

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Camminiamo per Pavia con lo sguardo all'altezza delle vetrine, e così ci perdiamo il meglio. Basta alzare gli occhi in piazza San Pietro in Ciel d'Oro o in corso Mazzini per scoprire che la città, all'inizio del Novecento, provò a cambiare abito: cementi floreali, ferri battuti, un Liberty arrivato in punta di piedi, discreto come chi lo commissionava.

Mi piace questa idea della città che si rinnova senza perdere la sua misura, perché è anche il modo migliore di vivere una casa. Pavia ha sempre fatto così: chi varcava le sue porte leggeva un saluto alla «Roma seconda», e ogni epoca ha aggiunto il suo strato sopra il reticolo antico.

Nelle nostre case succede lo stesso, in piccolo. In trenta metri quadri si può vivere bene quando ogni cosa trova il suo posto, con gli arredi lungo le pareti e il centro della stanza libero. E una casa con qualche decennio alle spalle arriva serena al rogito quando lo stato dell'appartamento corrisponde alle carte, come succede per chi vende una casa costruita prima del 1967.

Anche le scadenze, alla fine, sono un modo di prendersi cura di ciò che si ha. Per IMU e TARI c'è sempre una strada per rimettersi in regola, e dal 2027 costerà meno.

Una casa bella è una casa guardata con attenzione: le sue facciate, le sue stanze, i suoi documenti. Se vuoi guardare la tua insieme a noi, scrivici a info@abito.pro.

Dario Viola — ABITO, Pavia

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