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Fuori dalle mura: la Pavia del primo Novecento tra via Indipendenza e Borgo Calvenzano

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Fuori dalle mura: la Pavia del primo Novecento tra via Indipendenza e Borgo Calvenzano

Fra il 1898 e il 1918 Pavia abbatte le mura e cresce verso la stazione: margherite e girasoli in cemento lungo via Indipendenza, e Borgo Calvenzano.

Ci sono quartieri di Pavia che sembrano «moderni» solo perché stanno fuori dal centro storico. In realtà molti hanno più di cento anni, e sono nati in un momento preciso: quando la città, per la prima volta dopo secoli, uscì dalle sue mura. È lì, fra fabbriche, ferrovia e nuovi viali, che il Liberty pavese ha lasciato alcune delle tracce più inattese.

Ce le fa scoprire il saggio di Gianpaolo Angelini «La più quieta provincia» (Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, 2017), la fonte della nostra serie. Se ti sei perso le puntate precedenti, si parte dal perché il Liberty a Pavia è arrivato in punta di piedi e si passa per l'ingegner Antonio Rossi, che ritroveremo anche qui.

Giù le mura, su i viali

Nel 1898 apre la circonvallazione esterna, e da quell'anno fino al 1918 si demoliscono mura e bastioni della cinta spagnola. Nel 1903 gli ingegneri Alessandro Campari, Luigi Gariboldi e Achille Pasi firmano un piano regolatore: resterà in gran parte sulla carta, ma il settore di ponente si realizza, con l'ampio viale alberato che da porta Cavour, l'attuale piazzale della Minerva, porta alla stazione. I compilatori del piano volevano liberare la città dalla cinta che le toglieva «il beneficio delle brezze salubri» (p. 356): aria, igiene, strade dritte verso il treno.

Il piazzale della stazione di Pavia in una fotografia d'epoca in bianco e nero

Il piazzale della stazione in una fotografia d'epoca: il nuovo viale alberato collegava il centro al treno.

Le fabbriche si insediano verso San Salvatore e il Ticino e attorno all'ex cittadella; fra San Pietro in Ciel d'Oro, l'attuale viale Matteotti e piazza Castello sorgono, nei decenni successivi, grandi case d'abitazione. La città cambia forma, e cambia in fretta.

Il viale che da piazzale Minerva porta alla stazione di Pavia, con gli alberi e il fabbricato della stazione sullo sfondo

Oggi: il viale da piazzale della Minerva alla stazione, il pezzo del piano del 1903 che fu davvero costruito.

Via Indipendenza, il viale dei fiori di cemento

L'attuale via Indipendenza, allora viale Trieste, correva fra la città e la ferrovia. Era una strada di lavoro, eppure qui il Liberty si è concesso qualche fioritura. Al civico 52, secondo il saggio, c'è il corpo uffici di un edificio industriale: una facciata semplicissima, a griglia regolare, che nasconde i capannoni retrostanti e sopra ogni finestra porta un cappello decorato a margherite stilizzate. Al 54 una casa borghese ha girasoli stilizzati sopra le finestre e, sotto i balconi, fiori dal lungo stelo che fanno da mensole. Al 17-20 una palazzina d'appartamenti ha una torretta d'angolo con un finestrone dal profilo mosso.

All'inizio della via, vicino a porta Milano, c'è casa Magnaghi (1911), di Antonio Rossi: tre facciate su un lotto triangolare stretto fra la strada e la ferrovia per Cremona, con il vano scala in un corpo sporgente sorretto da mensole a forma vegetale. È un piccolo manuale di come si costruisce bene su un terreno difficile.

Più in là, verso San Salvatore, gli ingegneri Campari e Alfredo Devoti ampliarono dal 1903 la fabbrica di antisettici Hartmann-Guarneri: una lunga stecca in cotto e intonaco con una torre in testa, dove il tocco Liberty sta tutto negli occhi di bue con «estrosi sopraccigli arcuati» (p. 358).

Borgo Calvenzano, il porto di terra del naviglio

Dietro il Castello, lungo la ferrovia, nell'attuale viale Argonne, c'è Borgo Calvenzano: un complesso di magazzini porticati nato nell'Ottocento al servizio del naviglio, poi diventato abitazioni, laboratori e officine. Nel 1911 il capomastro Giacomo Sala, per la proprietaria Ida Lavezzi Celada, progettò la riforma di uno dei lotti: un corpo centrale con il cancello d'ingresso al cortile, un finestrone bipartito e un coronamento curvo fra due piccole torri, con fiori e stemmi in cemento a stampo. Angelini la definisce un'adesione al Liberty generica: un abito nuovo su un magazzino.

Il lungo portico di Borgo Calvenzano a Pavia, con le arcate e il soffitto in legno

Il portico di Borgo Calvenzano: i magazzini del naviglio sono diventati case e laboratori.

Dall'altra parte: viale Gorizia e via Scopoli

Sul lato orientale, lungo il tracciato delle mura abbattute fra porta Garibaldi e il bastione di Sant'Epifanio, nasce viale Gorizia, con una fila di villette in stili storici. Poco più in là, in via Scopoli, fra il 1913 e il 1914 l'ingegner Mario Cozzi riforma la villa del signor Giuseppe Marx e costruisce per sé una villa con torretta all'angolo con via Calchi: cornici floreali, mensole e parapetti decorati, e un fregio sotto il cornicione in «grafite», un intonaco graffito.

Vivere fuori dalle mura, oggi

Questi quartieri hanno un vantaggio che i loro costruttori avevano già capito: sono a pochi minuti a piedi dal centro e dalla stazione, e quindi da Milano. Chi viaggia ogni giorno trova qui case più ampie a prezzi spesso più accessibili del centro storico, in edifici che a volte nascondono un pezzo di storia sopra le finestre. Quando valuti una casa vicino alla ferrovia, conviene visitarla anche nelle ore di punta per sentire il passaggio dei treni, e guardare da che lato sono le camere.

La prossima volta che percorri via Indipendenza, cerca le margherite al 52 e i girasoli al 54. E se abiti fuori dalle mura e vuoi sapere quanto vale oggi la tua casa, scrivici a info@abito.pro.

Fonte: Gianpaolo Angelini, «La più quieta provincia». Architettura e decorazione Liberty a Pavia, 1903-1914, in «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», CXVII (2017), pp. 351-398. Le brevi citazioni tra virgolette riportano la pagina del saggio.

Articolo a cura di Dario Viola

"Dopo anni di formazione e una laurea in Giurisprudenza mi sono appassionato alla comunicazione e al marketing immobiliare, affascinato dalle emozioni che le trattative suscitano e costantemente motivato a cercare nuove strategie innovative e digitali."

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Foto da Wikimedia Commons. Nel testo: autore sconosciuto (Public domain); Arbalete (CC BY-SA 3.0); FabioRomanoni (CC BY-SA 4.0). Copertina: FabioRomanoni (CC BY-SA 4.0).

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