Legislazione Immobiliare
Casa fredda in condominio: cosa dice davvero la legge
di Dario Viola ·
I 20 gradi del decreto sono un tetto, non una garanzia: cosa puoi fare se hai freddo in un condominio con il riscaldamento centralizzato.
Ogni inverno la stessa scena. Un appartamento è più freddo degli altri, il condomino chiama l'amministratore e si sente rispondere: "Ma la legge dice che bastano 19 gradi". Oppure: "In Cassazione hanno già detto che sono affari suoi".
Sono due cose che si sentono dire spesso. Vediamo cosa c'è scritto davvero.
I 20 gradi sono un tetto, non una garanzia
Il decreto che regola gli impianti di riscaldamento (D.P.R. 74/2013, articolo 3) dice che la temperatura media negli ambienti riscaldati di un'abitazione "non deve superare" 20 °C, con 2 °C di tolleranza. È un limite massimo, pensato per evitare sprechi. Non è un livello che l'impianto deve garantire e non c'è un minimo scritto.
Quindi chi ti dice "19 gradi sono a norma" ha ragione solo a metà: sotto il tetto sei sempre. Ma il decreto non dice che con 19 gradi, o con 16, non ci sia niente da fare.
Quando il condominio può essere chiamato a rispondere
La Cassazione (sezione II, sentenza n. 12956 del 2006) ha affrontato il caso di un condomino con il riscaldamento insufficiente per difetti dell'impianto centralizzato. I punti da ricordare:
- se il condominio per sua colpa non adegua o non ripara l'impianto, il condomino può chiedere il risarcimento del danno subito;
- il danno però va provato in concreto: non basta dire "ho freddo", servono misure e documenti;
- le quote già pagate per il servizio non si recuperano, perché il servizio c'è, anche se scalda poco;
- si può smettere di pagare solo se l'impianto, per ragioni strutturali, esclude del tutto quell'appartamento dal servizio.
E se gli altri hanno cambiato i termosifoni?
È il caso tipico dei palazzi con impianti vecchi: alcuni cambiano i terminali, altri no. Chi resta con quelli vecchi può trovarsi più freddo, perché l'acqua calda si distribuisce diversamente.

Un radiatore sostituito: quando cambia uno, può cambiare il modo in cui l'acqua calda arriva agli altri.
Qui non esiste una regola automatica su chi paga. Il codice civile (articolo 1102) permette a ciascuno di usare la cosa comune, ma senza impedire agli altri di usarla secondo il loro diritto. Se la modifica di qualcuno altera l'equilibrio dell'impianto e danneggia i vicini, il problema può essere suo. Ma lo si stabilisce solo dopo una verifica tecnica: un termotecnico misura le portate, individua dov'è lo squilibrio, e poi si decide chi deve fare cosa. Senza perizia, tutte le risposte secche sono sbagliate.
Cosa fare, in ordine

Un termometro e un igrometro da parete: bastano strumenti così per misurare e annotare giorno per giorno.
- Misura e annota. Un termometro, più giorni, in orari diversi, con data. Se possibile fotografa il display.
- Scrivi all'amministratore, per raccomandata o PEC, descrivendo il problema e chiedendo una verifica tecnica dell'impianto. Una telefonata non lascia traccia.
- Chiedi che il punto vada all'ordine del giorno dell'assemblea, se non si risolve prima.
- Fai fare una perizia da un termotecnico: è la prova che serve se la cosa finisce davanti a un giudice.
- Solo se il problema non si risolve, valuta con un avvocato il risarcimento. Ricorda che il danno va dimostrato.

Un locale tecnico con pompe, valvole di bilanciamento e termometri: è qui che il termotecnico misura le portate e trova dove l'impianto è squilibrato.
Il distacco dall'impianto
L'articolo 1118 del codice civile permette di rinunciare al riscaldamento centralizzato, se dal distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. Chi si stacca continua comunque a pagare le spese straordinarie, di conservazione e di messa a norma dell'impianto. È una strada da valutare con un tecnico e con l'amministratore, non una scorciatoia: il distacco è legittimo solo se non crea squilibri o costi in più per gli altri.
Se stai comprando o affittando
Prima di firmare, in un condominio con riscaldamento centralizzato, chiedi all'amministratore:
- se ci sono segnalazioni o contestazioni sul riscaldamento negli ultimi anni;
- se sono previsti lavori sull'impianto e a quanto ammontano le spese straordinarie;
- se l'impianto è stato bilanciato, e se ci sono contabilizzatori e valvole termostatiche.
Chiedilo anche ai vicini: spesso è la fonte più veloce e più onesta.
Questo articolo racconta cosa dicono le norme e una sentenza della Cassazione. Non sostituisce il parere di un avvocato o di un tecnico, che serve quando c'è una situazione concreta.
Per approfondire
- StudioCataldi: Cassazione, il condominio che non ripara l'impianto di riscaldamento centralizzato risponde del danno
- Brocardi: articolo 1118 del codice civile
Dario Viola — ABITO, Pavia
Foto da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Copertina: radiatore, Donald Trung Quoc Don (CC BY-SA 4.0). Nel testo: radiatore sostituito, Donald Trung Quoc Don (CC BY-SA 4.0); termometro e igrometro, Maasaak (CC BY-SA 4.0); locale tecnico, Wolfmann (CC BY-SA 4.0).
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