Cultura e Attualità
Antonio Rossi, l'ingegnere che voleva insegnare il Liberty a Pavia
di Dario Viola ·
Antonio Rossi, ingegnere: cinque case fra il 1908 e il 1913, da casa Dellera a casa Gandini, e il capolavoro di corso Mazzini.
Di lui sappiamo pochissimo. Restano una manciata di progetti, quasi tutti fra il 1908 e il 1913, e alcune facciate che oggi chiunque può vedere passeggiando. Eppure, secondo Gianpaolo Angelini, autore del saggio «La più quieta provincia» (Bollettino della Società Pavese di Storia Patria, 2017), l'ingegner Antonio Rossi è stato il più coerente interprete del Liberty a Pavia: quello che più di tutti provò a dare alla città una veste nuova, «educando (o cercando di educare) al nuovo linguaggio modernista una classe di committenti» (p. 382).
Questa è la quarta tappa della nostra serie: dopo il quadro generale, Palazzo Devoti e le vetrine di Strada Nuova, un ritratto in cinque case.
1908: casa Dellera e casa Granata
Il primo lavoro importante è casa Dellera in Strada Nuova (1908), negozi sotto e abitazioni sopra. È il Rossi più compiuto: mattone, pietra e intonaco giallo-ocra, capitelli reinventati, paraste con i suoi «nastri penduli», balconi in ferro battuto con medaglie a testa di leone. Lo stesso anno ridisegna le aperture di casa Granata, fra via Luino e piazza Ghislieri: archi in mattoni posati di costa e un oculo con i nastri penduli. Il Comune respinse la licenza: prima voleva vedere il disegno dell'intera facciata.
1909: il capolavoro di corso Mazzini
Nel 1909 Rossi disegna la nuova facciata di casa Beretta, applicata a un palazzo di fine Cinquecento in corso Mazzini, l'antico decumano romano. È il capolavoro del Liberty pavese, ed è un pezzo di bravura: dentro una griglia rigida di alte paraste, Rossi mette una decorazione «estrosa al limite della bizzarria» (p. 384). Cappelli delle finestre ad arco ribassato con dischi e motivi vegetali dal sapore quasi gotico, volute rovesciate sulle paraste e, sotto i davanzali dell'ultimo piano, le classicissime gocce dei templi antichi.

Casa Beretta, corso Mazzini: il portale doppio sotto il largo balcone è la soluzione di Rossi per un ingresso che nel vecchio palazzo stava fuori asse.
C'è anche un'idea da progettista vero. Nel palazzo antico l'ingresso non era al centro, e Rossi lo dissimula con un portale gemino, due battenti di legno separati da un pilastro, sotto un largo balcone. E tutta la facciata è in cemento a stampo, ora modellato ora graffito, perché i diversi trattamenti della superficie facessero pensare a materiali diversi. Un dettaglio da romanzo: il fascicolo d'archivio di questo intervento fu rimosso nel 1956 e manca ancora oggi.

Le finestre di casa Beretta viste dal basso: cappelli ad arco, dischi e motivi vegetali, tutto in cemento a stampo.
Varcato il portone, si entra in un altro secolo: il cortile cinquecentesco, con il portico su colonne di granito e il loggiato al primo piano, è rimasto quello del palazzo antico. La facciata Liberty è letteralmente un abito nuovo su un corpo antico.

Dietro la facciata del 1909, il cortile del Cinquecento: due epoche nello stesso palazzo.
1911: casa Franzini e casa Magnaghi
Nel 1911 Rossi firma due case molto diverse. Casa Franzini, in via Scopoli all'angolo con via Volta, ha decorazioni Liberty finissime, nastri e fiori, distese su un impianto tradizionale con bugnato, cappelli settecenteschi e possenti pilastri d'angolo. Casa Magnaghi, per i fratelli Magnaghi, sta invece nell'attuale via Indipendenza (allora via Trieste), al civico 10 secondo il saggio, su uno strettissimo lotto triangolare fra la strada e la ferrovia per Cremona: un edificio per commercio, abitazione e laboratorio, con tre facciate e la scala in un avancorpo sostenuto da mensole a forma di pianta. Oggi è in parte alterata, con finestre tamponate e un intonaco uniforme.
1913: casa Gandini, la svolta
L'ultima tappa è casa Gandini, in piazza del Municipio, davanti a Palazzo Mezzabarba (1913). Qui la vena Liberty di Rossi si esaurisce: le finestre prendono cappelli ondulati e conchiglie di gusto settecentesco, eleganti e misurati. È il ritorno all'eclettismo, e con casa Devoti chiude la stagione.

Casa Gandini in piazza del Municipio (1913): l'ultimo Rossi, già tornato a modi settecenteschi.
Conoscere chi ha disegnato la propria casa
Sapere chi ha progettato il palazzo in cui vivi cambia il modo in cui lo guardi, e spesso anche il modo in cui lo racconti quando lo vendi. Per Pavia la strada passa dall'Archivio Storico Civico, che conserva le licenze edilizie del primo Novecento: è lì che Angelini ha ritrovato quasi tutti i disegni citati. Per le pratiche più recenti si fa una richiesta di accesso agli atti all'ufficio edilizia del Comune, la stessa che serve per verificare che la casa corrisponda ai progetti approvati prima di una vendita.
Se abiti in una casa di Rossi, o in un palazzo del primo Novecento di cui vuoi conoscere la storia e il valore, scrivici a info@abito.pro: ci piace mettere insieme le due cose.
Fonte: Gianpaolo Angelini, «La più quieta provincia». Architettura e decorazione Liberty a Pavia, 1903-1914, in «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», CXVII (2017), pp. 351-398. Le brevi citazioni tra virgolette riportano la pagina del saggio.
Articolo a cura di Dario Viola
"Dopo anni di formazione e una laurea in Giurisprudenza mi sono appassionato alla comunicazione e al marketing immobiliare, affascinato dalle emozioni che le trattative suscitano e costantemente motivato a cercare nuove strategie innovative e digitali."
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Foto da Wikimedia Commons. Nel testo: Rb0382 (CC BY-SA 4.0); FabioRomanoni (CC BY-SA 4.0); FabioRomanoni (CC BY-SA 4.0); Miguelgracia07 (CC BY-SA 4.0). Copertina: FabioRomanoni (CC BY-SA 4.0).
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